Asmi
L'ASMI rappresenta e tutela gli interessi dei produttori e importatori di supporti e sistemi multimediali in Italia. La sua missione è essere una controparte terza nel dialogo con gli organi competenti per ottenere una regolamentazione equa e trasparente del settore, promuovendo la cooperazione tra aziende e autorità legislative per conformarsi alle direttive europee.
Attività principali:
- Rappresentanza e difesa degli interessi dei membri
- Collaborazione con le autorità per l'emanazione di normative chiare e conformi alle direttive europee
- Promozione di un sistema di compenso per la copia privata equo e trasparente
L'associazione è gestita direttamente dalle aziende associate tramite la nomina di organi sociali che guidano e gestiscono le attività operative e strategiche.
Rassegna Stampa
COMUNICATO STAMPA
COPIA PRIVATA: AIIP, ANDEC, ANITEC-ASSINFORM, ASMI E ASSINTEL SULLA RISPOSTA DEL MINISTERO ALL’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Milano, 27 marzo 2026 - In relazione alla risposta fornita dal Ministero della Cultura all’interrogazione parlamentare sull’aggiornamento delle tariffe per l’equo compenso per copia privata, AIIP, ANDEC, Anitec-Assinform, Asmi e Assintel evidenziano come la risposta non abbia pienamente chiarito le motivazioni alla base delle scelte operate dal Ministero. In particolare, restano elementi di riflessione sull’introduzione di un meccanismo che prevede l’applicazione del compenso sia sui dispositivi sia sui servizi di memorizzazione in cloud, con l’evidente risultato di doppie imposizioni.
Si rileva, inoltre, come il decreto adottato sia esattamente coincidente con la versione posta in consultazione, nonostante i contributi pervenuti – inclusi quelli di segno critico – che auspicavano una più ampia valutazione delle osservazioni avanzate dalle categorie interessate.
Alla luce del quadro normativo vigente, l’aggiornamento del decreto avrebbe dovuto fondarsi non solo su un’analisi tecnica ed evolutiva del mercato e delle abitudini di utilizzo, ma anche su un equilibrato contemperamento di tutti gli interessi. Da un lato, è fondamentale garantire una giusta remunerazione per autori, artisti e produttori; dall’altro, è altrettanto importante assicurare che il meccanismo di prelievo risulti proporzionato e ragionevole e che non sia in contraddizione con gli obiettivi di digitalizzazione, crescita e inclusione perseguiti dal Governo.
In questo contesto ribadiamo che, nel rispetto della giurisprudenza europea, non è necessario estendere il prelievo al cloud: l’attuale sistema già remunera la copia privata tramite i dispositivi.
Sosteniamo una soluzione più equa e trasparente e auspichiamo la revisione delle tariffe allo scopo di favorire una raccolta più efficiente delle risorse per gli autori e la SIAE, senza danneggiare i consumatori e le imprese italiane, con interventi di contrasto all’evasione dell’equo compenso e di tutte le relative imposte in un contesto di competitività leale e legale.
L’aumento delle tariffe rischia, inoltre, di determinare un’ulteriore distorsione del mercato, favorendo le importazioni parallele e l’evasione e riducendo le entrate derivanti dal compenso per copia privata, con effetti negativi per l’intero sistema Paese.
Le associazioni ribadiscono, quindi, la necessità di un intervento che garantisca un equilibrio tra la tutela dei diritti degli autori e un sistema di prelievo coerente con l’evoluzione delle modalità di fruizione dei contenuti digitali.
In assenza di ulteriori chiarimenti su questi aspetti e alla luce delle considerazioni emerse l’unica strada percorribile sarà quella del ricorso amministrativo.
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Andec - segreteria segreteria@andec.it /www.andec.it
Anitec-Assinform - ufficio stampa stefania.follador@anitec-assinform.it / www.anitec-assinform.it
AIIP - ufficio stampa: Elena Puliti e.puliti@aiip.it / www.aiip.it
ASMI - mario.pissetti@asmi.net / www.asmi.net
ASSINTEL – ufficio stampa: Blum viola.contursi@blum.vision / www.assintel.it
ASMI: “L’Equo compenso per Copia Privata deve essere ripensato adeguandolo alle nuove tecnologie e alle attuali modalità di fruizione dei contenuti tutelati dalla legge sul diritto d’autore “
Emendamento DDL Bilancio 2026.
All’interrogazione dell’on. Grippo e dell’on. Pastorella alla Commissione Cultura della Camera si aggiunge ora un emendamento alla Legge di Bilancio 2026 presentato dai senatori Basso e Nicita per l’abolizione del compenso per copia privata
Milano, 20 novembre 2025 - L’emendamento, presentato dai senatori Pd BASSO e Nicita prevede l’abolizione del compenso per copia privata: “Con questi emendamenti puntiamo a modernizzare il sistema e a ridurre costi e oneri aggiuntivi ingiustificati per cittadini e imprese”.
L’emendamento, che ASMI accoglie con soddisfazione, conferma quanto da noi sostenuto da tempo immemore: l’impianto normativo in vigore, oltre che violare numerose sentenze del TAR del Lazio, del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia EU, è obsoleto e non più al passo con i tempi e continua a gravare in modo molto pesante sulle imprese italiane e sui consumatori, penalizzando l’intero comparto tecnologico e culturale
L’Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiani (ASMI) sostiene le proposte delle onorevoli Grippo e Pastorella e dei Senatori Basso e Nicita, che hanno la stessa finalità: modernizzare la normativa adeguandola alla situazione tecnologica e di mercato attuali.
La revisione della normativa della fattispecie dell’equo compenso non è più procrastinabile. Sosteniamo una soluzione più equa e trasparente e auspichiamo in primis la revisione delle tariffe allo scopo di favorire una raccolta più efficiente delle risorse per gli autori e la SIAE, senza danneggiare i consumatori e le imprese italiane, con interventi di contrasto dell’evasione dell’equo compenso e di tutte le relative imposte in un contesto di competitività leale e legale.
ASMI ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le autorità competenti per giungere a una normativa conforme alla Direttiva Europea 2001/29 e alle sentenze delle Corti, che tuteli gli operatori e il sistema culturale nazionale, ed esprime nuovamente e con forza la preoccupazione che le tariffe previste dalla bozza di Decreto Ministeriale, notificata il 9 luglio 2025, che prevede aumenti fino al 40% su smartphone, tablet, PC, SSD, HDD e altri dispositivi di storage, danneggino l’intero comparto tecnologico e culturale, aggravando il prezzo di prodotti di uso quotidiano e penalizzando le imprese oneste che rispettano la normativa.
L’aumento delle tariffe non potrebbe che determinare un’ulteriore distorsione del mercato, favorendo le importazioni parallele e l’evasione e riducendo le entrate per i compensi di copia privata, con effetti negativi per l’intero sistema Paese. Mario Pissetti, Presidente di ASMI, ha già ripetutamente rimarcato la palese, documentata utilità di un decremento, non di un aumento,
delle tariffe: “In un mercato già compresso, l’ulteriore aggravio di costi sarebbe insostenibile per le imprese, rischiando di compromettere la competitività e favorire l’ingresso di operatori non in regola”.
ASMI: “Le tariffe per copia privata vanno abbassate, non aumentate. Anche l’opposizione interroga il Ministro.”
Ora l’interrogazione dell’on. Grippo e dell’on Pastorella alla Camera sollecita il cambiamento
L’impianto normativo proposto rischia di gravare ulteriormente sulle imprese italiane e sui consumatori, penalizzando l’intero comparto tecnologico e culturale
Milano, 31 ottobre 2025 – L’Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiani (ASMI) accoglie con favore l’interrogazione presentata dall’onorevole Grippo e dall’on Pastorella alla Camera dei deputati, che sollecita il Ministro della Cultura a rivedere l’attuale proposta di aumento delle tariffe per copia privata. Con questo atto, gli onorevoli un intervento mirato a contrastare l’evasione fiscale e non a favorire un incremento delle tariffe che graverebbe ulteriormente sui consumatori e sulle imprese italiane.
ASMI aveva già espresso preoccupazione per le tariffe previste dalla bozza di Decreto Ministeriale, notificata il 9 luglio 2025, che prevede aumenti fino al 40% su smartphone, tablet, PC, SSD, HDD e altri dispositivi di storage. La proposta danneggerà l’intero comparto tecnologico e culturale, aggravando il prezzo dei prodotti di uso quotidiano e penalizzando le imprese oneste che rispettano la normativa.
Secondo ASMI, l’aumento delle tariffe comporterebbe una distorsione del mercato, favorendo il mercato parallelo e l’evasione, e riducendo le entrate nette per i compensi di copia privata, con effetti negativi per il sistema Paese. Mario Pissetti, Presidente di ASMI, aveva già sottolineato che le tariffe devono essere abbassate, non aumentate. “In un mercato già compresso, l’ulteriore aggravio di costi sarebbe insostenibile per le imprese, rischiando di compromettere la competitività e favorire l’ingresso di operatori esteri non in regola,” ha dichiarato Pissetti.
L’interrogazione dell’onorevole Grippo e Pastorelli va nella direzione di una soluzione più equa e trasparente, auspicando una revisione delle tariffe per favorire una raccolta più efficiente delle risorse per gli autori e la SIAE, senza danneggiare i consumatori e le imprese italiane. ASMI ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le autorità competenti per giungere a una normativa conforme alla Direttiva Europea 2001/29 e alle sentenze delle Corti, che tuteli gli operatori e il sistema culturale nazionale.
Per consultare l’atto della camera: https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5-04606&ramo=C&leg=19
ASSOCIAZIONE SUPPORTI E SISTEMI MULTIMEDIALI ITALIANA
A.S.M.I. Via San Maurilio 21-20123 Milano
Mail asmi@asmi.net
COMUNICATO STAMPA
“ASMI - Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiana – partecipa alla consultazione sullo schema di decreto recante la determinazione del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi.
LE TARIFFE DEVONO ESSERE DIMINUITE NON AUMENTATE.
Asmi con spirito di collaborazione ha analizzato le proposte del Ministero della Cultura ma ritiene che le modalità di revisione non siano coerenti con la situazione del mercato.
Le tariffe sui supporti contenuti nel Decreto devono essere analizzate attentamente e non deve essere applicato un puro calcolo di revisione sulla base dell’indice ISTAT per Famiglie, Operai, Impiegati (FOI) a decorrere dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2024.
Si deve considerare l’evoluzione tecnologica e l’andamento dei prezzi dei supporti che per loro natura sono in costante diminuzione generando assurde incidenze del compenso che può superare del 100% il valore del prodotto.
Si deve inoltre considerare la crescente rilevanza delle memorie in cloud e spazi di memorizzazione in cloud e delle nuove modalità di fruizione dei contenuti audio e video.
Questo aumento graverebbe totalmente sui consumatori, determinando incrementi di oltre il 50% dei prezzi, favorendo il mercato illegale e le vendite parallele dall’estero.
L’aumento delle tariffe produrrà in conseguenza un’ulteriore diminuzione delle vendite nel mercato legale, non generando alcun beneficio agli Autori ed Editori.
La revisione deve essere ampliamente discussa con un confronto tra le parti.
Le tariffe devono essere abbassate, l’attuale proposta di aumento è abnorme e inaccettabile, il decremento delle tariffe - al presente le più alte d’Europa - combatterebbe l’enorme evasione del compenso, con importanti incrementi degli introiti percepiti dalla SIAE e in conseguenza degli aventi diritto. I benefici per il sistema Paese sarebbero molto elevati, con recupero di Iva e tasse attualmente evase in misura esponenziale.
Non perdiamo l’occasione per un confronto che porti beneficio a tutte le parti coinvolte.
Assurdo: per il tuo smartphone paghi 6 euro alla SIAE (diventeranno 8) e i ricondizionati pagheranno due volte
Su ogni smartphone si pagano già oggi oltre 6 euro alla SIAE come compenso per copia privata. Un diritto che praticamente, nell'era dello streaming, nessuno esercita più, soprattutto sullo smartphone. E ora gli "aventi diritto" pretenderebbero anche un ulteriore aumento e l'assoggettamento non solo degli smartphone nuovi ma anche dei ricondizionati.
di Gianfranco Giardina - 25/08/2025 16:59 9220
La dimostrazione plastica che tutti gli italiani abbiano pagato e stiano pagando i compensi per copia privata, il più delle volte inconsapevolmente, sta nel fatto che una delle categorie di prodotti assoggettati sia lo smartphone. Proprio quello smartphone che oramai tutti hanno in tasca e di cui in Italia si vendono circa tredici milioni di pezzi all'anno.
Infatti, il compenso per copia privata sugli smartphone si paga sin dal 2010, introdotto dall'allora ministro Bondi: all'epoca erano 90 cent per ogni smartphone. Oggi si paga 6,9 euro cadauno, un "aumentino" del 760% in 15 anni: paga chi importa lo smartphone ma alla fine, ovviamente, ricade tutto sull'utente finale, appesantito da IVA e ricarico dell'intera filiera nazionale.
Ebbene, pare che non basti: gli aventi diritto hanno chiesto al ministro della Cultura di riadeguare le tariffe, ovviamente aumentandole ulteriormente. Gli smartphone, anche per il numero di pezzi coinvolti, rappresentano una delle "cassaforti" della raccolta dei compensi per copia privata (stimiamo un'ottantina di milioni di euro di raccolta) e così si è pensato non solo di aumentare i compensi ma di allargare di molto la soglia di memoria oltre la quale il compenso diventa fisso.
Ecco le tariffe attuali a confronto con quelle che dovrebbero entrare in vigore nel "2025", se l'opinione pubblica non farà abbastanza rumore.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 8 GB | compenso fisso | 2,9 | 3,39 | 16,9% |
da 8 fino a 16 GB | compenso fisso | 3,9 | 4,56 | 16,9% |
da 16 fino a 32 GB | compenso fisso | 4,8 | 5,61 | 16,9% |
da 32 fino a 64 GB | compenso fisso | 5,3 | 6,07 | 14,5% |
da 64 fino a 128 GB | compenso fisso | 6,2 | 7,36 | 18,7% |
Da 128 a 256 GB | compenso fisso | 6,9 | 8,06 | 16,8% |
da 256 a 512 GB | compenso fisso | 6,9 | 8.64 | 25,2% |
da 512 GB a 1 TB | compenso fisso | 6,9 | 9,11 | 32,0% |
da 1 a 2 TB | compenso fisso | 6,9 | 9,46 | 37.1% |
oltre 2 TB | compenso fisso | 6,9 | 9,69 | 40,4% |
In pratica, uno smartphone entry level da 128 GB quindi pagherebbe già di più rispetto al massimo attuale, 7,36 euro contro i 6,9 massimi e i 6,2 di oggi per quel taglio. Uno smartphone da 256 GB (per non spingersi oltre) pagherebbe più di 8 euro. Per questo motivo promuoviamo e sosteniamo la campagna "Stop Copia Privata", che chiediamo a tutti i nostri lettori di condividere, a partire dalla diffusione del nostro video e di questo articolo.
Cos'è il diritto di copia privata e perché si pagano i compensi alla SIAE sugli smartphone?
Ora, la domanda che sorge spontanea è cosa sia il diritto di copia privata, che limiti abbia e perché si debba pagare il compenso per copia privata. In pratica, i cosiddetti "aventi diritto", cioè autori, editori, interpreti e discografici di opere musicali e cinematografiche (solo quei diritti d'autore, non gli altri), concedono agli utenti, nel rispetto delle misure di protezione, di effettuare una copia privata dei contenuti legittimamente posseduti. Il riferimento chiaro è all'epoca delle audiocassette e delle copie che tutti facevano per esempio per potarsi in macchina i propri dischi preferiti; oppure l'era delle VHS, in cui si registravano su cassetta film passati in TV che probabilmente poi non si sono mai più rivisti.
Oggi la copia privata praticamente non esiste più, è un diritto concesso ma non esercitato dalla maggior parte degli italiani. In particolare sugli smartphone, non c'è più copia privata, non perché non venga fruita musica o audiovisivo sugli smartphone, ma perché si fa, per scelta e concessione degli stessi discografici, quasi solo streaming, fattispecie largamente prevalente se non addirittura totalitaria.
Nel 2012 il dott. Blandini, allora direttore generale della SIAE e oggi presidente della Fondazione Copia Privata Italia, in audizione alla Camera, nel difendere a spada tratta i compensi per copia privata, tuonava che "Senza questo pensiero creativo e questi investimenti (riferimento all'attività degli autori e dei discografici, ndr), i nostri tablet e i nostri computer sarebbero pezzi di latta senz’anima". Questo adagio è andato avanti per anni nella narrazione degli "aventi diritto", malgrado non fosse assolutamente vero allora e men che meno oggi, in piena era dello streaming. Gli smartphone hanno un'anima gigantesca anche senza musica e senza film, soprattutto senza musica e film posseduti legalmente e copiati sullo smartphone.
Lo streaming, a pagamento o gratuito, non fa "copia privata"
Prendiamo la musica, per esempio: i discografici musicali sono contenti della nuova piega che ha preso il mercato, con una pirateria oramai trascurabile e lo streaming che è diventato prevalente. Citiamo Enzo Mazza, presidente di FIMI, l'associazione confindustriale delle major discografiche, che si espresso così in un'intervista: "Il mercato discografico va bene. Il settore è guidato dallo streaming premium, che continua a crescere in maniera consistente. Il totale dello streaming è l'82% del mercato, con Instagram, Facebook e Tiktok che stanno generando nuovi ritorni". Dati positivi quelli pubblicati da FIMI per il 2024, che addirittura ci raccontano di come gli acquisti di musica liquida siano oramai l'1% dei ritorni totali, contro il 67% del solo streaming: 15 anni fa praticamente non esisteva. I supporti fisici si fermano al 13% dei ricavi totali. E la possibilità che si copino copie dei CD sui propri smartphone onestamente ci pare una fattispecie residuale se non addirittura estinta.

I dati del business musicale in Italia secondo il Rapporto FIMI 2024
Lo streaming non fa "copia", si fruisce al volo. E la giurisprudenza si è già espressa in maniera chiara, stabilendo che la cache che lo smartphone fa per eseguire lo streaming, non è una "copia privata", ma si tratta solo di una copia tecnica finalizzata alla fruizione di un altro diritto disposto dagli autori e dagli editori, ovverosia l'ascolto in streaming. Che tra l'altro largamente si paga, grazie agli abbonamenti a Spotify e simili. Poi, per loro libera scelta, alcune le case discografiche pubblicano liberamente su Youtube gran parte del proprio catalogo e delle proprie novità per ottenere visualizzazioni e quindi ritorni pubblicitari. Infine, sempre i discografici e la SIAE incassano dai diritti d'autore e dai diritti connessi dalle piattaforme, come Instagram e TikTok, per l'utilizzo di musiche coperte da diritto d'autore negli user generated content. Insomma, paghiamo di già, direttamente o indirettamente. Perché dovremmo pagare ancora? Il sospetto è che lo smartphone sia assoggettato solo perché nessuno può più ragionevolmente farne a meno.

Copia Privata: il compenso SIAE non ha ragione di esistere. Il 97% degli italiani oggi usa lo streaming
Lo stesso si può dire dell'altra metà dei percipienti, autori, interpreti e discografici dell'audiovisivo, cinema e serie. Secondo Univideo "Il supporto fisico rappresenta una nicchia di mercato che si potrebbe definire come “raffinata”. Nel 2024 le vendite hanno registrato un'ulteriore flessione, in linea con la tendenza globale di contrazione del fisico". Parallelamente, in un'istruttoria sul mercato dell'audiovisivo, l'authority antitrust ha osservato come lo streaming abbia oramai più di 25 milioni di utenti in Italia nel 2023 e rappresenti la modalità di fruizione dominante. Tanto più sullo smartphone, di cui la memoria non basta mai, per colpa prevalentemente delle foto scattate e dei video che arrivano via Whatsapp: chi copierebbe ragionevolmente un film su uno smartphone?
Assurdo: pagheranno la SIAE anche gli smartphone ricondizionati
Nella bulimia da incassi compulsivi, quello che abbiamo chiamato "bancomat di autori e discografici", la novità 2025 (oltre all'adeguamento delle tariffe) sarebbe anche l'assoggettamento dei ricondizionati: in pratica chi ricondiziona e rivende sul mercato quello che di fatto è un bene usato, deve pagare di nuovo il compenso per copia privata. Evidentemente, agli aventi diritto è caduto l'occhio sul mercato dei ricondizionati, che è in crescita, e, non volendo arretrare di un millimetro sui loro incassi, hanno pensato di ricomprendere anche questa fattispecie.
Cioè - lo ribadiamo per essere più chiari -, addirittura si pretenderebbe una doppia imposizione sullo stesso bene fisico solo perché è stato compravenduto come bene usato. Un meccanismo che, tra l'altro, ci pare anche fuori dalla ratio della legge e dai margini operativi concessi al ministro della Cultura. Insomma, sembra di trovarsi proiettati nella famosa gag di Troisi e Benigni in "Non ci resta che piangere", a ripagare "un fiorino" a ogni passaggio al casello: neppure Trump nei suoi peggiori deliri sui dazi è arrivato a ipotizzare tanto.
Come sostenere la campagna Stop Copia Privata
Sostenere la campagna Stop Copia Privata è molto semplice: no a "donazioni" o a raccolta di firme, ma semplicemente sensibilizzazione dell'opinione pubblica. La maggior parte dei cittadini, infatti, non sa che sta pagando e per cosa. La nostra "semplificazione" - parlare di "stop copia privata" e non di "stop ai compensi per copia privata" - è necessaria per arrivare al numero maggiore di persone con un argomento che sembra tecnico ma che riguarda tutti i cittadini. Se si cancella il diritto per copia privata (in UK per esempio non esiste), vengono meno anche i relativi compensi, cosa che manda addirittura nel panico gli aventi diritto.
Per questo motivo ti chiediamo semplicemente di diffondere i nostri contenuti, i nostri video riguardanti la campagna. E, meglio ancora, creare dei tuoi contenuti, da diffondere ai tuoi contatti e sui tuoi canali social utilizzando il logo che è scaricabile qui sotto (e che, a scanso di ogni equivoco, non riporta il logo di DDAY). Grazie per il tuo supporto.
Stop Copia Privata: i compensi SIAE sulle SD Card (che si usano solo sulle fotocamere) sono assurdi

Tra le tante assurdità dei compensi per copia privata, il fatto che sia assoggettate (e non poco) anche le schede SD Card che vengono utilizzate solo sulle fotocamere. E non solo: il nuovo schema prevede un sensibile aumento delle tariffe.
di Gianfranco Giardina - 20/08/2025 09:34 76
Eccoci ancora una volta a parlare di compensi SIAE per copia privata, di cui a breve si dovrà rideterminare l'entità e identificare le tipologie di prodotti assoggettati. Secondo gli "aventi diritto", il compenso dovrebbe essere aumentato ed esteso anche al cloud; secondo moltissimi altri, tra cui noi, i compensi andrebbero se non addirittura aboliti per lo meno ridotti seguendo l'andamento del sempre più residuale ricorso alla copia privata da parte degli utenti.
Perché le SD Card pagano i compensi per copia privata?
Oggi vogliamo concentrarci sulle SD Card (in generale su qualsiasi scheda di memoria). In particolare le SD Card a pieno formato, certamente tra quelle più diffuse e vendute, sono adottate oramai solo su fotocamere e videocamere; non certo su device utilizzabili per la riproduzione di materiale audio e video tutelato da diritto d'autore. E il fatto che lo slot SD card in un ormai lontano passato ci fosse presente su alcuni prodotti (come MP3 player o TV) non è affatto rilevante, dato che si tratta di apparecchi desueti e la cui compatibilità con le schede di memoria non ha mai avuto alcun successo.
Ebbene, sulle SD Card attualmente si paga - insensatamente - il compenso per copia privata, in forma anche rilevante.
Insensatamente visto che le SD Card, sebbene tecnicamente possano contenere qualsiasi tipo di file (compresi anche audio e video tutelati) non vengono utilizzati a questo scopo perché l'unico impiego ancora diffuso resta quello come supporto nelle fotocamere e videocamere. Schede che ovviamente sono destinate oramai esclusivamente alla cattura di fotografie e video dei creatori, contenuti privati dell'utente e non tutelati da diritto d'autore (se non quello degli utenti stessi). Quindi sarebbe lecito attendersi tariffe azzerate sulle SD Card.
Le tariffe attuali e gli aumenti proposti sulle schede di memoria
Invece no, altro che tariffe azzerate. Ecco gli attuali compensi per copia privata per le SD Card a confronto con quelle presenti nel nuovo schema di decreto ministeriale in discussione. Ovviamente, manco a dirlo, invece di diminuire o azzerarsi, le tariffe aumentano.
Taglio | Unità di misura | 2020 | max2020 | 2025 | max2025 | Aumento % | Aumento % max |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
fino a 1 GB | a GB | 0 | - | 0 | - | - | - |
da 1 a 8 GB | a GB | 0,09 | - | 0,11 | - | 22,2% | - |
da 8 a 32 GB | a GB | 0,08 | - | 0,09 | - | 12,5% | - |
oltre 32 GB | a GB | 0,07 | 4,5 | 0,08 | 5,26 | 14,3% | 16,9% |
Visto che tutti i tagli normalmente in uso superano il limite dei 32 GB, si finisce per pagare sempre il massimo, ovverosia 4,5 euro a scheda con le tariffe attuali, che diventeranno addirittura 5,26 euro se dovesse passare la rideterminazione così come progettata dagli aventi diritto.
Il tutto con prodotti che costerebbero quasi quanto il compenso, visto che il prezzo finale di una scheda di marca e di buona qualità da 64 GB, venduta da Amazon (che immaginiamo essere controllata da SIAE sui corretti pagamenti), non arriva neppure a 15 euro.

Quindi, oltre alla non ragionevolezza dell'assoggettamento in sé, è ovvio che, come successo in passato, tariffe così elevate rispetto al valore del bene stimolano l'evasione e il "contrabbando", che SIAE e i suoi ispettori non sembrano stati in passato così impeccabili nell'arginare.
L'ennesima assurdità di un fenomeno, quella della copia privata e dei suoi compensi a carico dei cittadini, che è sempre più fuori dal tempo e, verrebbe da dire, anche dal diritto. L'obiettivo oramai sembra solo quello di portare a casa un minimo di 120-130 milioni all'anno a prescindere da ogni ragionevolezza e senza considerare i veri utilizzi fatti dagli utenti. Perché se queste considerazioni fossero state veramente fatte - con studi indipendenti e non di parte - le SD card dovrebbero essere semplicemente escluse da ogni assoggettamento.
Per questo (e per mille altri motivi) stiamo sostenendo la campagna "Stop Copia Privata", finalizzata a stimolare una profonda rimodulazione verso il basso delle tariffe e alla completa esclusione degli apparecchi e dei supporti che non vengono (più) utilizzati per fare copie di materiale tuelato.
Come sostenere la campagna Stop Copia Privata
Sostenere la campagna Stop Copia Privata è molto semplice: no a "donazioni" o a raccolta di firme, ma semplicemente sensibilizzazione dell'opinione pubblica. La maggior parte dei cittadini, infatti, non sa che sta pagando e per cosa. Per questo motivo ti chiediamo semplicemente di diffondere i nostri contenuti, i nostri video riguardanti la campagna. E, meglio ancora, creare dei tuoi contenuti, da diffondere ai tuoi contatti e sui tuoi canali social utilizzando il logo che è scaricabile qui sotto (e che, a scanso di ogni equivoco, non riporta il logo di DDAY). Grazie per il tuo supporto.

Consultazione Copia privata: il termine prorogato al 15 settembre. Il Ministero puntualizza su aumenti e cloud
di Gianfranco Giardina - 19/08/2025 16:03 30

Il termine (discutibile) del 1 settembre per la chiusura della consultazione relativa alla rideterminazione dei compensi per copia privata, viene prorogato di 15 giorni. Il Ministero usa la comunicazione di proroga per "integrare" le motivazioni degli aumenti.
Si apprende che il termine del 1 settembre riguardante la chiusura della consultazione relativa alle proposte di nuove tariffe dei compensi SIAE per copia privata, da noi criticato per il "tempismo" apparentemente coordinato con la pausa estiva, è stato prorogato al 15 di settembre. È una buona notizia che così darà modo agli enti chiamati a dare il proprio parere (tra cui anche le associazioni dei consumatori) a fornire contributi meglio formalizzati.
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Ecco i nuovi compensi SIAE per copia privata: aumenta tutto, soprattutto gli smartphone. E scatta la pazza idea di tariffare anche il cloud
Il Ministero della Cultura, che ha emesso la comunicazione di proroga ha irritualmente usato questa PEC anche per fornire alcune puntualizzazioni su altre eccezioni da noi sollevate.

Il testo della comunicazione con la quale il Ministero ha prorogato i termini della consultazione relativa alle nuove tariffe per copia privata.
Quella per esempio rispetto ad un aumento - a nostro avviso ingiustificato - dei compensi abbastanza "piatto", sempre intorno al 15-20%. Ebbene, il Ministero ha sottolineato che i compensi sarebbero stati "rivalutati sulla base dell’indice ISTAT per Famiglie, Operai, Impiegati (FOI) a decorrere dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2024": una novità procedurale (non ci risulta che l'inflazione ISTAT sia entrata nelle precedenti rivalutazioni come fattore quasi unico) che guarda caso viene presa in considerazione in anni di forte inflazione rispetto ai periodi precedenti. L'indice ISTAT nel periodo 2021-2024 infatti è cresciuto del 16,8% (una delle percentuali ricorrenti negli aumenti), mentre nel periodo 2017-2020 non si è arrivati neppure al 2% (1,7% precisamente).
Invece la rideterminazione non sembra prendere in esame con il medesimo zelo analitico il fatto che la copia privata, soprattutto in alcuni ambiti, non sia più una pratica posta in essere né sensata, nell'era dello streaming.
Eppure, i proponenti dello schema di decreto ministeriale che dispone le rideterminazioni si dichiarano attenti alle evoluzioni tecnologiche, tanto che nella stessa comunicazione di rinvio della scadenza dal 1 al 15 di settembre, si prodigano nello spiegare che i nuovi compensi "sono stati aggiornati in considerazione dell’evoluzione tecnologica e della crescente rilevanza delle memorie in cloud o spazi di memorizzazione in cloud". Il richiamo è a supporto e giustificazione dell'inserimento della categoria dello storage in cloud tra quelle assoggettate, una novità assoluta che rischia di creare un grave precedente con un impatto a carico del consumatore negli anni non determinabile a priori e potenzialmente elevatissimo.
Tra l'altro, è da notare come da un lato il Ministero ritenga che i cittadini abbiano cambiato le proprie abitudini, affidando le loro copie private al cloud; ma parallelamente non sia riconosciuto alcun cambiamento, in contrazione, alle altre abitudini di copia, tanto che i nuovi compensi sono tutti in aumento come minimo della famosa aliquota del 16,8%. Insomma, gli italiani, evidentemente accaniti copiatori di musica e film, secondo il Ministero, copiano quanto prima sui vecchi supporti, ma ora hanno aggiunto anche nuove copie sul cloud. Con buona pace dello streaming (che esclude la copia privata), che sembra invece l'unica cosa che in questi anni è cresciuta, ben più dell'inflazione...
Auto-dazioIl compenso per diritto d’autore sulla copia privata è una rendita anacronistica
Il meccanismo della copia privata che riversa milioni di euro ogni anno alla Siae viene presentato come compensazione legittima, ma nei fatti penalizza solo i consumatori.
Il ministero della Cultura, con una consultazione pubblica, ha avviato l’iter per un documento sulla disciplina dell’aggiornamento dei compensi per la copia privata, che prevede un incremento del venti–venticinque per cento rispetto ai livelli attuali. Per copia privata s’intende quella che ciascuno di noi, avendo acquistato un originale, potrebbe fare per sé su un supporto libero. È il genere di cose che si facevano un tempo: chi aveva un LP a casa, ne trasferiva il contenuto su una musicassetta per ascoltarselo in automobile.
La questione è intricata, ma, prima di spiegarla, saltiamo alle conclusioni: si tratta di un’imposta di dubbia razionalità fin dal momento della sua introduzione, che oggi è completamente priva di un senso che non sia una difesa corporativa fuori tempo massimo. Per questo invitiamo ad aderire alla campagna lanciata da DDay.it per l’abolizione della copia privata.
Tutto inizia una quindicina di anni fa. Dal punto di vista tecnologico, un’era geologica. All’epoca, i fruitori dei contenuti protetti da diritto d’autore (dalle canzoni al software) potevano usare supporti fisici, quali pennette usb, hard drive e floppy disk, per farne delle copie. Non siamo nel campo della pirateria, ma dei comportamenti legittimi.
Tuttavia, in principio, ogni copia avrebbe dovuto originare un compenso a favore dei titolari dei diritti. Nell’ovvia impossibilità pratica di esigerlo, il legislatore ebbe la bella idea di applicare un prelievo ex ante su ogni supporto fisico (a cui, da un certo punto, si sono aggiunti pure smartphone et similia) per tenere conto del suo potenziale utilizzo.
Questo giocattolo (su cui abbiamo sempre avuto posizioni molto critiche, per esempio qui e qui) ha generato un gettito, l’anno scorso, di circa centodiciannove milioni, mentre nel 2025 è atteso un gettito analogo. Tali risorse non vanno allo Stato, ma alla Siae, che le ribalta sugli aventi diritto.
Adesso il Comitato consultivo per il diritto d’autore, a cui spetta proporre eventuali aggiornamenti del compenso, non solo suggerisce di adeguare il prelievo all’inflazione (!), ma anche di estendere il balzello al cloud (!!). Si tratta di una manovra indifendibile per radicare ulteriormente una gabella nata male e oggi, nell’epoca dello streaming, del tutto priva di fondamento: nessuno, semplicemente, fa più copie di nulla.
Ma allora perché tassare l’acquisto di qualunque supporto potenzialmente utile a svolgere un’operazione superata dalla storia e dalla tecnologia? Si tratta di un trasferimento forzoso di risorse dai consumatori a un ristretto gruppo di beneficiari. Se è mai esistita l’idea platonica della rendita, questa ci va molto vicino. Si fa un gran parlare di cancellare gli auto-dazi: cominciamo da questo?
Mic e Siae, la “strana coppia” da 150 milioni all’anno/1
La prima puntata del racconto di uno scandalo sul quale non interviene nessuno
di Angelo Vitale -25 Luglio 2025
Si chiama “equo compenso per copia privata” e il suo nome la dice tutta sul potere della burocrazia nel nostro Paese: lo decide un Decreto del Mic. Micidiale, nonostante le pretese di sburocratizzazione che ormai da decenni fanno da incipit ad ogni proposito normativo. ancor più nefasto e scandaloso quando, come in questo caso, si sposa al potere intoccabile di un monopolio come quello della Siae.
Cosa è il compenso per copia privata
Una tassa – ma è meglio definirla subito un balzello, per rendere più comprensibile la vicenda – imposta dai Decreti del Mic a chiunque commercializzi smartphone, tablet, pc, chiavette usb, cd e dvd, hard disk, perfino televisori e decoder dotati della funzione di registrazione. Un contributo imposto sugli apparecchi e supporti che permettono la copia privata di opere protette dal diritto d’autore, per indennizzare i titolari dei diritti per la riproduzione privata senza scopo di lucro.
Quindi – la precisazione è d’obbligo – nulla che abbia a che fare con la pirateria e i diritti d’autore. Ma comunque, da decenni, strumento che assicura alla monopolistica Siae un canale di finanziamento di centinaia di milioni di euro all’anno, 150 nell’ultimo.
La “strana coppia” Mic-Siae
Tutto questo varato dal ministero della Cultura (Mic) che ha scelto e perseguito nel tempo di sposare le richieste della Siae, sotto ogni latitudine politica, perché con molta evidenzia la Siae è riuscita in questi anni a “governare” le stesse procedure interne dei governi di ogni colore.
Da Urbani a Giuli, passando per il centrosinistra
Cominciò il berlusconiano ministro Giuliano Urbani nel 2003 con un Decreto, continuò sei anni dopo l’azzurro Sandro Bondi, se ne fecero convinti assertori nel centrosinistra l’illuminato Massimo Bray e, con determinazione, Dario Franceschini fino a quell’Alessandro Giuli del governo Meloni da più parti indicato come un ministro che, nelle stanze di via del Collegio Romano, non “tocca palla” o quasi, destinato a occuparsi dell’infosfera.
Il potere della Siae dentro il Mic
Il “compenso” è uno scandalo, ogni volta avversato dalle associazioni dei produttori (come l’Asmi, l’Associazione nazionale supporti e sistemi multimediali guidata da Mario Pissetti) con ricorsi al Tar Lazio e al Consiglio di Stato che ogni volta indicano la non legittimità di Decreti di seguito senza alcuno scrupolo rapidamente pari pari rinnovati.
Un “compenso” perfino controproducente, perché talvolta superiore al costo dell’articolo, favorendo il mercato illegale che bypassa in Italia il Fisco.
Ogni volta partorito da un Decreto sul quale il Parlamento rimane muto. Non una stranezza, se la riforma della Siae giace nei cassetti di Montecitorio e Palazzo Madama da più di un decennio.
(segue)
Nuovi compensi SIAE per copia privata. ASMI: “Incompetenza e arroganza”
di Gianfranco Giardina - 16/07/2025 13:02 20

Dura presa di posizione dei produttori di supporti e sistemi multimediali rispetto ai nuovi compensi per copia privata che il Ministero della Cultura ha messo in consultazione: "Vivissimo disappunto: Le tariffe devono essere diminuite, non aumentate"
Nelle scorse ore abbiamo pubblicato un corposo articolo che riporta le nuove tariffe del discusso compenso per copia privata che il Comitato Consultivo per il Diritto d'Autore ha sottoposto al Ministero della Cultura per la successiva approvazione. Queste tariffe sono state ora messe in consultazione (solo scritta, senza contraddittorio).
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Ecco i nuovi compensi SIAE per copia privata: aumenta tutto, soprattutto gli smartphone. E scatta la pazza idea di tariffare anche il cloud
Riceviamo proprio in queste ore un comunicato ufficiale di ASMI, l'associazione che lega i produttori di supporti, a firma del presidente Mario Pissetti, di cui diamo volentieri pubblicazione (lo stesso faremo con qualsiasi entità riconosciuta che voglia condividere la propria posizione, a favore o contro l'adeguamento dei compensi).
Trapelano le nuove tariffe per copia privata, messe ora in consultazione. Invece di sparire (nell'era dello streaming audio e video non si capisce quali copie private gli utenti farebbero), i compensi aumentano in maniera generalizzata e in particolare per gli smartphone, che crescono fino al 40%. Ma soprattutto viene introdotta la tariffazione a carico del cloud. Si spera che il Ministro Giuli non segua le orme di Franceschini.
di Gianfranco Giardina - 16/07/2025 06:36 129
Ci risiamo, ecco il nuovo aumento dei compensi per copia privata, con l'introduzione clamorosa addirittura dello spazio in cloud tra le fattispecie assoggettate, Infatti, il Comitato Consultivo per il Diritto d'Autore (che non vede la presenza né dei produttori hardware né dei rappresentati dei consumatori) ha messo a punto il nuovo tariffario per i discussi compensi e il Ministero ha conseguentemente sottoposto il documento alla rituale fase di consultazione. Anche se la storia insegna (basta tornare al 2020) che a valle delle consultazioni, generalmente nulla viene ritoccato e si va avanti come inizialmente previsto dalle bozze. Tanto più che, per la consultazione, si è scelto un timing di massima distrazione: le posizioni vanno trasmesse al Ministero entro il 1 di settembre, lasciando quindi praticamente la fine di luglio e agosto per la messa a punto dei documenti.
Ma cos'è la copia privata? E cosa sono 'sti compensi?
Verrebbe voglia di prendere in prestito alla Settimana Enigmistica la proverbiale locuzione "Forse non tutti sanno che…". Perché, malgrado il prelievo dalle tasche degli italiani dei compensi SIAE per copia privata prosegua imperterrito da anni, la maggior parte dei cittadini non sa di cosa si tratti e quanto gli costi. Il conto è presto fatto: gli italiani versano ogni anno circa 120-130 milioni di euro per ricompensare gli autori, gli editori e gli altri aventi diritto dei "danni economici" loro derivanti dalle copie per uso privato di opere tutelate che gli utenti fanno sui propri apparecchi. Secondo come sono determinate queste tariffe, cambia l'incasso. Ecco l'andamento del prelievo fatto dalle tasche degli italiani per permettere loro di esercitare questo "diritto" non richiesto e sempre meno esercitabile nell'ultima dozzina di anni.

Prima della rideterminazione del 2015, i compensi per copia privata erano intorno ai 70-80 milioni annui. Successivamente si sono assestati su cifre quasi doppie, tra 120 e 130 milioni annui, con un picco a quasi 150 durante gli anni più caldi della pandemia.
Sia chiaro, il compenso per copia privata non ha nulla a che vedere con un eventuale indennizzo per i danni da pirateria: qui si parla di copie effettuate dagli utenti di opere legittimamente possedute.
Ripetiamo con parole diverse, perché forse qualcuno sarà confuso o sbigottito: su ogni acquisto di hardware come smartphone, computer, tablet, schede di memoria, chiavette USB e così via, si paga già oggi, annegato nel prezzo, un compenso che va alla SIAE e da lei in cascata a una vasta serie di "aventi diritto", per ricompensarli della copia che su questi device e supporti viene fatta (o meglio potrebbe essere fatta) di musica e video di opere tutelate. Non importa se si compra una SD card e la si mette nella macchina fotografica per scattare le proprie foto (dato che non esistono neppure più player musicali basati su scheda SD): si pagano fior di euro sulla base della presunzione di utilizzo e in maniera - secondo chi ha congegnato i compensi - che già terrebbe conto del fatto che non in tutti i casi si vanno a ledere gli interessi degli aventi diritto. Poco importa, l'importante è incassare.
Come si legge sul sito della Fondazione Copia Privata Italia, che da SIAE ha avuto mandato alla gestione dei fondi, infatti:
Il compenso per Copia Privata è un importo forfettario per compensare gli autori e tutta la filiera dell’industria culturale della riduzione dei loro proventi dovuta alle copie private di opere protette dal diritto d’autore. L’entità del compenso tiene conto del fatto che sui supporti si possa registrare anche materiale non protetto dal diritto d’autore (le opere di “pubblico dominio”). Il compenso per copia privata viene versato da fabbricanti, importatori o distributori a SIAE la quale, per legge, lo riscuote e lo ripartisce ai beneficiari indicati dalla legge stessa, anche tramite le imprese che svolgono attività di intermediazione dei diritti connessi e/o loro associazioni di categoria maggiormente rappresentative.
Un diritto, quello di copia privata, che in larga parte il consumatore comunque non può esercitare (non esistono più i "registratori" come una volta) e che, anche se fosse, nell'era dello streaming audio e video pressoché totalitario, nessuno ha più interesse a esercitare. E questo malgrado i sostenitori (e percipienti) dei compensi producano corpose ricerche tese a certificare che la copia privata è ancora una pratica usatissima. Peccato che se poi si vanno a scorrere queste ricerche "autorevoli", si scopre addirittura che i consumatori avrebbero dichiarato di copiare video e serie TV su player MP3 senza display, sugli smartwatch o anche sui semplici cellulari non smart.



Sarebbe veramente interessante vedere come sia stata condotta una ricerca del genere per ottenere risposte così "fantasiose", tanto da raccogliere dichiarazioni di utilizzo di serie TV su device solo audio.
In ogni caso, proviamo a fare qualche esempio di come un povero utente possa far valere il proprio diritto di copia privata nel 2025. Per esempio, è necessario che:
un utente decida nel 2025, in piena era dello streaming, di comperare esempio un film DVD (i numeri di mercato sono eloquenti su quanto questo sia già di per sé poco probabile);
e che quindi successivamente decida di copiarsi il DVD su un hard disk per esempio, ammesso che possa farlo (e non può) senza aggirare i sistemi di protezione anticopia;
dopodiché decida di vedersi il film non dal DVD ma dall'hard disk, sul quale ovviamente è già stato pagato a monte il compenso per copia privata. Così in questo modo evita di comperarsi un'altra copia per vederlo, con i suoi stessi due occhi, in un altro posto, per esempio.
Oppure, tanto per rimanere nel campo dell'assurdo, dobbiamo arrivare a immaginare che l'utente, folgorato da una canzone alla radio, decida di registrarla sul proprio smartphone (come si faceva 50 anni fa con i registratori a nastro) per riascoltarla in un secondo tempo in bassa qualità e con i rumori di fondo. Invece di andare su Youtube dove, per diretta concessione degli aventi diritto, il brano è liberamente (e decorosamente in termini qualitativi) ascoltabile, con tanto di videoclip. Improbabilissimo, ma i sostenitori degli attuali 120-130 milioni di euro di compensi sono attaccati a queste cervellotiche ipotesi per cavalcare la presunta attualità del anacronistico balzello SIAE.
Chi paga (alla fine) i compensi per copia privata? Ovviamente, i consumatori, con ricarico e IVA
Il compenso per copia privata "è dovuto da chi fabbrica o importa nel territorio dello Stato, allo scopo di trarne profitto, gli apparecchi di registrazione e i supporti vergini". Quindi - grande argomento dei sostenitori del compenso - non graverebbe sugli utenti finali ma sui produttori e importatori. Ovviamente si tratta di una bugia con le gambe cortissime: i produttori non assorbono in nessun caso questi oneri (oramai, stanti i margini risicatissimi del settore, c'è attenzione a ogni cent) e li ribaltano pari pari sul canale distributivo e quindi arrivano a gravare inevitabilmente all'utente finale. Addirittura alcuni produttori hanno deciso di esporre i compensi per copia privata in maniera visibile nel prezzo, come fa per esempio Apple.

Ma strada facendo, dalla prima importazione al cittadino, come si modificano i compensi? Beh, i compensi per copia privata entrano a far parte del valore del bene e quindi, una volta incorporati nel prezzo, vengono ricaricati a ogni passaggio (e non avrebbe senso che così non fosse). Per quello che riguarda i consumatori finali, l'esborso viene anche appesantito dal 22% di IVA. Tutte le tariffe che riportiamo qui sotto sono quelle nette: l'aggravio per il consumatore è come minimo del 30% più alto.
Ecco le nuove tariffe: ci sono aumenti e nuove categorie soggette. Spunta anche il cloud, fattispecie irrealistica e precedente pericoloso
Ebbene, il Comitato Consultivo Permanente sul Diritto d'Autore (che vede tra i membri, al di là di quelli "tecnici", solo rappresentanti di chi incassa), ha "consigliato" il Ministro, malgrado un panorama che vede la copia privata come fattispecie sempre più residuale e fuori dal tempo, per un aumento generalizzato delle tariffe (come minimo il 16,8%), per un ritocco ben più corposo a carico degli smartphone, la fattispecie più "ricca" in termini numerici; e per il debutto clamoroso dell'assoggettamento dello spazio in cloud, che in prospettiva rischia di diventare il nuovo eldorado dei percettori dei compensi.

Soprattutto colpisce la "analiticità" dei compensi, addirittura con tanto di virgole e decimali, come se dietro la determinazione (che non può che essere arbitraria) ci fosse un calcolo, un ragionamento. Ovviamente, non può esserci alcun calcolo analitico se non quello che fanno i percettori nel progettare i futuri introiti che piovono dal cielo, senza far nulla. Un sistema che in questi ultimi anni ha addirittura partorito una fondazione dedicata, la Fondazione Copia Privata Italia appunto, che è stata incaricata da SIAE di gestire la raccolta e la ridistribuzione e che fa capo, come presidente, a Gaetano Blandini, per molti anni direttore generale della SIAE.
C'è da chiedersi se il Ministro Giuli, che nella conduzione del suo dicastero ha rappresentato un momento di (necessaria) discontinuità, vorrà far finta di niente e agire nel solco del suo precedessore Franceschini o finalmente entrare nel merito di quello che sembra oramai diventato una specie di "diritto acquisto", una "provvidenza" da confermare, anzi da inasprire, a dispetto di ogni ragionevolezza. In fondo, proprio Blandini è stato per anni il deus ex machina delle provvidenze ministeriali al cinema (le stesse che Giuli ha di fatto messo prima in discussione e ora in pausa) e poi delle dazioni connesse ai compensi per copia privata, alla SIAE per 13 anni e ora alla Fondazione Copia Privata: i due potrebbero non essere sulla stessa frequenza.
Qui di seguito riportiamo tutte le nuove tariffe congegnate dal Comitato Consultivo sul Diritto d'Autore e messe in consultazione dal Ministero, a confronto con quelle vigenti, promulgate dal Ministro Franceschini nel 2020.
CD, DVD e Blu-ray registrabili
Ammesso che qualcuno ancora li compri, i CD masterizzabili passano da un'imposizione di 5 centesimi a 6: aumento del 20%. Stessa percentuale di crescita per DVD e Blu-ray, che sono assoggettati allo stesso modo, e che passano da 10 a 12 cent al pezzo (single layer).
Supporto | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
CD registrabile | ogni 700 MB | 0,05 | 0,06 | 20,0% |
DVD registrabile | ogni 4,7 GB | 0,1 | 0,12 | 20,0% |
Blu-Ray registrabile | ogni 25 GB | 0,1 | 0,12 | 20,0% |

Registratori e masterizzatori
Tariffa immutata, pari al 5% del prezzo, per registratori audio video e masterizzatori.
Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|
% prezzo | 5% | 5% | 0,0% |
Apparecchi polifunzionali con registrazione
In questo casi ci si riferisce ad apparecchi che sono in grado anche (ma non solo) di registrare audio e video o masterizzare supporti. Anche in questo caso la tariffa rimane immutata, pari al 5% ma non del prezzo "intero" ma di quello di un prodotto equivalente dedicato esclusivamente alla registrazione.
Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|
% prezzo registratore eq. | 5% | 5% | 0,0% |
Televisori e decoder con PVR
Questo compenso assoggetta tutti i TV e i decoder dotati di funzione di personal video recorder. Poco importa che questi sistemi non permettano generalmente il libero trasferimento dei contenuti verso altro apparecchio (sono criptati con la chiave dell'apparecchio): pagano e basta. Erano 4 euro a pezzo, ora diventano 4,67. Il paradosso è che in questi anni questo compenso ha sproporzionato rispetto alla domanda di mercato, ha spinto la maggior parte dei produttori a eliminare dal firmware italiano la funzione PVR, così da non dover sostenere questo costo aggiuntivo. Di fatto diminuendo così la chanche che il cittadino poi possa davvero fruire del diritto di copia privata. Insomma, la copia privata che, per come è progettata, uccide la copia privata.
Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|
compenso fisso | 4 | 4,67 | 16,8% |

Schede di memoria
Eccoci a una delle categorie più assurde, soprattutto se si parla di SD card in pieno formato, che non finiscono certo negli smartphone. La tariffa è a GB e dipende dalla fascia di capienza in cui ricade la scheda. Facciamo qualche esempio: tutte le SD card usate per le fotocamere, sono nell'ultima fascia (generalmente da 64 GB o superiori) che pagherà 8 centesimi a GB. C'è però un massimale di 5,26 euro che si raggiunge, con questa tariffa, a 64 GB. Quindi, tanto per farla breve, tutte le SD Card da 64 o superiori, si troverebbero a pagare un compenso fisso per copia privata di 5,26 euro (aumento del 16,9%). Il tutto per memorizzare le proprie foto, è il caso di ricordarlo.
Taglio | Unità di misura | 2020 | max2020 | 2025 | max2025 | Aumento % | Aumento % max |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
fino a 1 GB | a GB | 0 | - | 0 | - | - | - |
da 1 a 8 GB | a GB | 0,09 | - | 0,11 | - | 22,2% | - |
da 8 a 32 GB | a GB | 0,08 | - | 0,09 | - | 12,5% | - |
oltre 32 GB | a GB | 0,07 | 4,5 | 0,08 | 5,26 | 14,3% | 16,9% |

Chiavette USB
Sorte molto simile anche per la chiavette USB, con la differenza che sono più "costose": sopra i 32 GB, sono tariffate a 9 cent a GB, ma per tagli più piccoli (come i classici 4 o 8 GB) si sale a 12 cent a GB. Il massimale qui è di 8,76 euro, che si raggiunge attorno ai 100 GB di capienza, tagli difficilmente reperibili per questa famiglia di prodotti. Anche in questo caso si paga a prescindere dall'impiego che il cittadino fa e del tipo di contenuti memorizzati.
Taglio | Unità di misura | 2020 | max2020 | 2025 | max2025 | Aumento % | Aumento % max |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
fino a 1 GB | a GB | 0 | - | 0 | - | - | - |
da 1 a 8 GB | a GB | 0,1 | - | 0,12 | - | 20,0% | - |
da 8 a 32 GB | a GB | 0,09 | - | 0,11 | - | 22,2% | - |
oltre 32 GB | a GB | 0,08 | 7,5 | 0,09 | 8,76 | 12,5% | 16,8% |
HD e SSD interni o esterni
Gli hard disk, anche nella loro declinazione SSD, sono una delle cassaforti del tesoretto della copia privata. Se parliamo di hard disk meccanici, oramai è anche difficile trovare dischi sotto i 2 TB: ebbene, basta una capienza di 2,7 TB per arrivare ai massimali, ben 21 euro a disco. Lo ripetiamo, perché potrebbe non essere chiaro: ogni hard disk da oltre 2 TB, interno o esterno che sia, corrisponderà 21 euro alle casse della copia privata. Nel caso degli SSD ci si salva un po', ma solo per la capienza che è ovviamente ridotta: un esemplare da 1 TB, paga comunque 1 cent a GB e quindi un totale attorno ai 10 euro.
Taglio | Unità di misura | 2020 | max2020 | 2025 | max2025 | Aumento % | Aumento % max |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
fino a 160 GB | a GB | 0 | - | 0 | - | - | - |
da 160 a 500 GB | a GB | 0,01 | - | 0,011 | - | 10,0% | - |
da 500 GB a 2 TB | a GB | 0,009 | - | 0,01 | - | 11,1% | - |
oltre 2 TB | a GB | 0,008 | 18 | 0,009 | 21,02 | 12,5% | 16,8% |

Memoria o HD integrato in apparecchio AV portatile
Esistono ancora apparecchi audio-video con hard disk o memoria integrati? Non lo sappiamo, ma nel dubbio le tariffe ci sono e aumentano quasi sempre del solito 16,8%. In questo caso si fa a compensi fissi per fascia di memoria, da un minimo di 3,76 a un massimo 33,85 euro (oltre i 400 GB).
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 1 GB | compenso fisso | 0 | 0 | - |
da 1 a 5 GB | compenso fisso | 3,22 | 3,76 | 16,8% |
da 5 a 10 GB | compenso fisso | 3,86 | 4,51 | 16,8% |
da 10 a 20 GB | compenso fisso | 4,51 | 5,27 | 16,9% |
da 20 a 40 GB | compenso fisso | 5,15 | 6,02 | 16,9% |
da 40 a 80 GB | compenso fisso | 6,44 | 7,52 | 16,8% |
da 80 a 120 GB | compenso fisso | 9,66 | 11,28 | 16,8% |
da 120 a 160 GB | compenso fisso | 12,88 | 15,04 | 16,8% |
da 160 a 250 GB | compenso fisso | 16,1 | 18,8 | 16,8% |
da 250 a 400 GB | compenso fisso | 22,54 | 26,33 | 16,8% |
oltre 400 | compenso fisso | 29,98 | 33,85 | 12,9% |
Lettori MP3 o simili
Cresce anche il compenso previsto per i lettori MP3 (ne esistono ancora?) sempre del "solito" 16,8%. Compensi variabili per fasce da 5,27 a 11,28 euro.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 1 GB | compenso fisso | 0 | 0 | - |
da 1 a 5 GB | compenso fisso | 4,51 | 5,27 | 16,9% |
da 5 a 10 GB | compenso fisso | 5,15 | 6,02 | 16,9% |
da 10 a 15 GB | compenso fisso | 6,44 | 7,52 | 16,8% |
da 15 a 20 GB | compenso fisso | 7,73 | 9,03 | 16,8% |
oltre 20 GB | compenso fisso | 9,66 | 11,28 | 16,8% |
Hard disk esterno AV
Si tratta degli hard disk esterni con uscite audio-video, fattispecie decisamente poco diffusa. Compensi sempre in crescita, da 6 a 15 euro al pezzo.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 500 GB | compenso fisso | 5,15 | 6,02 | 16,9% |
da 500 GB a 1,5 TB | compenso fisso | 6,44 | 7,52 | 16,8% |
da 1,5 a 3 TB | compenso fisso | 9,66 | 11,28 | 16,8% |
oltre 3 TB | compenso fisso | 12,88 | 15,04 | 16,8% |
Hard disk in decoder o TV con PVR
Si tratta del classico caso del decoder con funzione di registrazione integrata su hard disk. Compensi a fasce da 7,5 a quasi 19 euro, a seconda della capienza del disco interno.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 500 GB | compenso fisso | 6,44 | 7,52 | 16,8% |
da 500 GB a 1,5 TB | compenso fisso | 9,66 | 11,28 | 16,8% |
da 1,5 a 3 TB | compenso fisso | 12,88 | 15,04 | 16,8% |
oltre 3 TB | compenso fisso | 16,1 | 18,8 | 16,8% |
Smartphone
E qui veniamo al capitolo più caldo: gli smartphone, tema che riguarda tutti e che fa il grosso del "lavoro sporco" di raccolta proventi da copia privata. Qui, guarda caso, si arriva ad aumenti ben più alti, anche oltre il 40%, grazie al fatto che sono state incrementatre le fasce di taglio dimensionale: il massimale fisso non interviene più a 128 GB ma scatta a 2 TB. Il risultato? Al momento il massimo che un smartphone può pagare è 6,9 euro. Con le nuove tariffe uno smartphone da 128 GB pagherà 7,36 euro; uno da 512 GB passa però a 8, 64 euro; uno da 1 TB, 9,11 euro. E così via fino alla soglia del 10 euro. Moltiplicare queste cifre per tutti gli smartphone venduti in Italia per vedere il totalizzatore crescere inverosimilmente.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 8 GB | compenso fisso | 2,9 | 3,39 | 16,9% |
da 8 fino a 16 GB | compenso fisso | 3,9 | 4,56 | 16,9% |
da 16 fino a 32 GB | compenso fisso | 4,8 | 5,61 | 16,9% |
da 32 fino a 64 GB | compenso fisso | 5,3 | 6,07 | 14,5% |
da 64 fino a 128 GB | compenso fisso | 6,2 | 7,36 | 18,7% |
Da 128 a 256 GB | compenso fisso | 6,9 | 8,06 | 16,8% |
da 256 a 512 GB | compenso fisso | 6,9 | 8.64 | 25,2% |
da 512 GB a 1 TB | compenso fisso | 6,9 | 9,11 | 32,0% |
da 1 a 2 TB | compenso fisso | 6,9 | 9,46 | 37.1% |
oltre 2 TB | compenso fisso | 6,9 | 9,69 | 40,4% |

Computer
Non tutti lo sanno, ma anche un qualsiasi computer (anche quelli che ci sono negli uffici) pagano il compenso SIAE per copia privata. Erano 5,2 euro, diventano 6,07 al pezzo.
Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|
compenso fisso | 5,2 | 6,07 | 16,7% |

Smartwatch e altri wearable con riproduzione audio
Vi siete mai chiesti perché non tutti gli smartwatch con Bluetooth sono abilitati alla riproduzione di file audio? Perché in tal caso devono sostenere i costi dei compensi per copia privata. Che salgono con le nuove tariffe del ricorrente 16,8%: a seconda delle capienze di memoria, si va dai 2,57 euro ai 6,54 euro, se la memoria supera i 32 GB.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 4 GB | compenso fisso | 2,2 | 2,57 | 16,8% |
da 4 a 8 GB | compenso fisso | 3,2 | 3,74 | 16,9% |
da 4 fino a 16 GB | compenso fisso | 4,1 | 4,79 | 16,8% |
da 16 fino a 32 GB | compenso fisso | 4,9 | 5,72 | 16,7% |
oltre 32 GB | compenso fisso | 5,6 | 6,54 | 16,8% |

Cloud
Questa è la grande novità dei compensi per copia privata 2025: il cloud. Un precedente pericoloso e anche di difficilissima applicazione, stante che il cloud potrebbe neppure essere fisicamente sul territorio italiano. Tra l'altro viene anche meno la figura di chi "importa" sul territorio italiano il bene. Le tariffe sono strane: sembrano veramente minime, si parla di 3 decimillesimi di euro per GB ogni mese, anche se è previsto un massimale di 2,4 euro al mese per utente, ovverosia quasi 30 euro all'anno.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | max2025 |
|---|---|---|---|---|
fino a 1 GB | per GB per utente | n/a | 0 | - |
da 1 a 500 GB | per GB per utente | n/a | 0,0003 | - |
oltre 500 GB | per GB per utente | n/a | 0.0002 | 2,4 |
Proviamo a fare qualche conto, per esempio con un account (gratuito) GMail, che offre 15 GB: moltiplicando 0,0003 euro per 15 (i GB) e poi per 12 (i mesi) viene un compenso all'anno di 5,4 centesimi, apparentemente poco. Ma se moltiplichiamo il tutto per gli account GMail italiani, i risultati possono essere importanti: i numeri non si sanno, ma se ipotizziamo 20 milioni di account (dato probabile), siamo già oltre 1 milione di euro di raccolta. A questo dobbiamo aggiungere tutti gli altri storage in cloud, tutti gli account di AWS, tutti gli utenti dropbox, tutti quelli iCloud, tutti quelli OneDrive e così via.

Potremmo non fermarci più: passasse questo principio, gli aventi diritto avrebbero veramente trovato il pozzo di san Partrizio; tra l'altro, una volta fatto passare il principio che il cloud paga il compenso per copia privata, a quel punto al prossimo cambio di tariffa basterebbe un ritocco apparentemente trascurabile per far schizzare la raccolta alle stelle.
Andrebbe anche capito cosa accadrebbe allo storage gratuito compreso nel tier di base di tutti i principali account? Continuerebbe a rimanere gratuito? Abbiamo qualche dubbio.
Altri dispositivi
Tutto il resto che integra una memoria digitale e non è ricompreso nelle categorie sopracitate, paga le tariffe sottoesposte: si parte da 0,75 euro per 256 MB fino a 18,8 euro se si superano i 400 GB.
Taglio | Unità di misura | 2020 | 2025 | Aumento % |
|---|---|---|---|---|
fino a 256 MB | compenso fisso | 0,64 | 0,75 | 17,2% |
da 256 a 384 MB | compenso fisso | 0,97 | 1,13 | 16,5% |
da 384 a 512 MB | compenso fisso | 1,29 | 1,51 | 17,1% |
da 512 MB a 1 GB | compenso fisso | 1,61 | 1,88 | 16,8% |
da 1 a 5 GB | compenso fisso | 1,93 | 2,25 | 16,6% |
da 5 a 10 GB | compenso fisso | 2,25 | 2,63 | 16,9% |
da 10 a 20 GB | compenso fisso | 2,58 | 3,01 | 16,7% |
da 20 a 40 GB | compenso fisso | 3,22 | 3,76 | 16,8% |
da 40 a 80 GB | compenso fisso | 4,83 | 5,64 | 16,8% |
da 80 a 120 GB | compenso fisso | 6,44 | 7,52 | 16,8% |
da 120 a 160 GB | compenso fisso | 8,05 | 9,4 | 16,8% |
da 160 a 250 GB | compenso fisso | 11,27 | 13,16 | 16,8% |
da 250 a 400 GB | compenso fisso | 14,49 | 16,92 | 16,8% |
oltre 400 GB | compenso fisso | 16,1 | 18,8 | 16,8% |
Il ministro Giuli è chiamato a decidere se seguire le orme di Franceschini o sparigliare
Ora l'iter prevede la ricezione dei risultati delle consultazioni entro il 1 settembre: oltre a tutte le associazioni degli aventi diritto, sono chiamati a dare il loro parere anche le associazioni dei produttori e dei distributori, le principali associazioni dei consumatori ed alcune società come Sky, Apple, Google, Microsoft e Amazon.
Dopodiché il Ministero sarà chiamato a fare sintesi delle posizioni e il Ministro Giuli dovrà firmare il decreto ministeriale che promulga le nuove tariffe. C'è da sperare che il Ministro, questa volta, non sia appiattito sulle posizioni del Comitato Consultivo sul Diritto d'Autore, che non rappresenta i paganti né i cittadini, e agisca in discontinuità con quanto fece il ministro Franceschini cinque anni fa.

A sinistra Dario Franceschini, che promulgò gli ultimi aumenti del 2020; a destra l'attuale ministro Alessandro Giuli, che è chiamato a definire le tariffe per il prossimo quinquennio.
La copia privata è una fattispecie in esaurimento e va, se non cancellata, rimodulata con urgenza. Non ha senso che mercati oramai obsoleti (prendiamo per esempio quello dei supporti video), con fatturati che oramai sono al lumicino per evidente inadeguatezza di una proposta oramai superata, continuino a percepire sempre i soliti ricchi proventi, malgrado il prodotto venduto non sia più attrattivo come una volta. Non ha senso che le imprese distributrici e quindi i cittadini paghino per un diritto che non solo non vogliono esercitare ma non sanno neppure come esercitare, perché oramai è reso obsoleto dallo streaming, che le stesse case discografiche e videografiche spingono con forza.
Forse non è neppure istituzionalmente corretto che un ministro possa decidere un trasferimento da "una tasca all'altra" tra cittadini e imprese di una cifra che non è stimabile a priori, che è gioco forza variabile e potenzialmente, dopo l'introduzione del cloud, anche in fortissima crescita. Un ministro, neppure il Presidente del Consiglio, non potrebbe prendere una decisione di spesa di soldi pubblici di cui non sia già previsto il tetto massimo (e autorizzato dalla Ragioneria di Stato); può prendersi la responsabilità di farlo, invece, se i soldi sono privati?
Probabilmente è giunto il momento una volta per tutte di cacciare i voraci dinosauri che ogni cinque anni tornano affamati a nutrirsi di quattrini sfilati dalle tasche degli italiani. Da giornalisti, osservatori di mercato e cittadini ne siamo profondamente convinti. Ministro GIuli, la parola ora è a lei.
INCOMPETENZA E ARROGANZA
“ASMI - Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiana - accoglie con sorpresa e vivissimo disappunto la proposta del 9 Luglio 2025 riguardante la determinazione delle nuove tariffe dell’Equo compenso per copia privata e ne contesta totalmente il contenuto.
LE TARIFFE DEVONO ESSERE DIMINUITE NON AUMENTATE.
Senza tenere in alcun conto delle nuove modalità di fruizione dei contenuti audio e video, la proposta contiene aumenti indiscriminati su tutti i supporti di archiviazione dati del 20%.
Questo aumento graverebbe totalmente sui consumatori, determinando incrementi di oltre il 50% dei prezzi, già ora gravati da una tassa esorbitante che spesso supera il valore del bene e mettendo a rischio la sostenibilità delle imprese e la competitività del settore nel mercato nazionale. Un abnorme favore al mercato illegale e le vendite dall’estero.
L’aumento delle tariffe produrrà in conseguenza un’ulteriore diminuzione delle vendite nel mercato legale, non generando alcun beneficio agli Autori ed Editori.
È fondamentale che le politiche tariffarie siano eque, trasparenti e favorevoli alla crescita dell'industria culturale e creativa del nostro Paese.
Invitiamo tutte le imprese e gli operatori del settore a unirsi a questa protesta per difendere un comparto strategico per l'economia nazionale.
La procedura che consiste in un mero contributo scritto da parte delle Associazioni in un periodo breve ed estivo, senza il confronto previsto dalla normativa, è l’ennesimo colpo di mano arrogante e illegale del Ministero della Cultura e della Siae.
Nonostante tutte le sentenze della Corte di Giustizia Europea e del Consiglio di Stato con cui i pregressi decreti sono stati annullati, il Ministero continua a percorrere un vicolo cieco e si espone a continue impugnazioni dei decreti stessi.
Le tariffe devono essere abbassate, l’importo del compenso per copia privata costituisce allo stato attuale una parte sostanziale e spesso preponderante del prezzo al pubblico dei supporti e dei sistemi di registrazione e l’attuale proposta di aumento è abnorme e inaccettabile.
ASSOCIAZIONE SUPPORTI E SISTEMI MULTIMEDIALI ITALIANA
Il Sole 24 Ore 10/02/23
Con la sentenza del 3 febbraio scorso il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il decreto sui compensi per copia privata, in quanto, fra le altre ragioni: (a) «non detta criteri predefiniti, oggettivi e trasparenti per individuare le singole fattispecie concrete in cui è possibile beneficiare dell’esenzione»; (b) in assenza di quei criteri, attribuire alla Siae il potere di stabilire quando accordare l’esenzione si traduce in un potere discrezionale, illegittimo anche per il conflitto di interessi dell’ente; (c) anche il sistema dei rimborsi, in assenza di criteri predefiniti e oggettivi, è «aleatorio, e rende eccessivamente difficoltosa la restituzione di quanto indebitamente corrisposto»; (d) illegittima è pure la richiesta della dichiarazione dell’acquirente finale, sia perché la catena distributiva degli apparecchi «prevede, generalmente, passaggi intermedi, che rendono difficile la possibilità di contatto con l’utilizzatore finale», sia perché quest’ultimo non può essere obbligato a rendere la dichiarazione, «per cui, in sostanza, il diritto al rimborso viene a dipendere dal volere di un terzo». Alla luce di questa decisione, il legislatore potrà fare piazza pulita, come il Regno Unito, o rendere l’esazione semplice, chiara e immediata, stabilendo che al momento dell’acquisto finale al prezzo del dispositivo si aggiunge il compenso se l’acquirente è un utente privato, ma non quando ha una partita Iva e il dispositivo viene acquistato come bene strumentale. O invece, per l’ennesima volta, lascerà tutto come è, creando ulteriori incertezze economiche e contenziosi.
Comunicato stampa ASMI 03/02/23
“ASMI - Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiana – accoglie con viva
soddisfazione la sentenza 3 febbraio 2023 con cui il Consiglio di Stato ha annullato il
Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali del 18 giugno 2019 avente ad oggetto
“Esenzioni dal versamento del compenso per la riproduzione privata di fonogrammi
e videogrammi” e il Decreto 30 agosto 2019 del Direttore Generale Biblioteche e Istituti
Culturali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali recante “Modalità di attuazione degli
articoli 4 e 4-bis dell’allegato tecnico al decreto del Ministro per i beni e le attività culturali
del 20 giugno 2014”. Omologhi procedimenti sono pendenti avanti il TAR del Lazio - che si
confida vorrà uniformarsi alla decisione del Consiglio di Stato - ai fini dell’annullamento
del Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali del 30 giugno 2020 e del Decreto
del Direttore Generale Biblioteche e Istituti Culturali del 4 settembre 2020, le cui
disposizioni ripetono quelle ora annullate da parte del Consiglio di Stato. ASMI confida che
in ragione di quanto sopra le aziende tenute al pagamento del compenso per copia privata
su apparecchi e supporti di registrazione adeguino le loro condotte alla suddetta sentenza
e corrispondano per l’effetto il compenso stesso sui soli apparecchi e supporti utilizzati per
effettuare copie ad uso privato di opere protette dal diritto d’autore da parte di persone
fisiche e per uso personale, riservandosi il diritto di richiedere alla SIAE la restituzione
degli importi versati (ma non dovuti) in ossequio alla sentenza sopra citata. Invita inoltre il
Ministro per i Beni e le Attività Culturali e la SIAE, alla luce dell’ennesimo caso nel quale i
provvedimenti in materia d compenso per copia privata sono stati annullati (dal Consiglio
di Stato) o qualificati come non conformi alle Direttive Europee (dalla Corte di Giustizia
EU), a disciplinare la materia del compenso per copia privata in ossequio alle disposizioni
e alle statuizioni che governano la materia del compenso per copia privata e non più in
violazione dele stesse”.
ASMI, come sempre nel passato, è disponibile a collaborare con le Autorità componenti
per l’emanazione di una normativa che si uniformi alla Direttiva Europea 29/2001, che
tuteli gli operatori che rispettano le leggi e che eviti in futuro continui ricorsi contro
normative non conformi.
Mario Pissetti
Presidente
Il tribunale giudica "illegittimo" il sistema di riscossione del contributo che si paga sull'acquisto di pc, smartphone e altre memorie
digitali: "Il ministero deve esentare chi li compra per uso professionale". Accolto il ricorso di sette società del settore: i Beni culturali
dovranno rivedere la normativa